Da Portegrandi a Casale Sul Sile

Itinerario Presentato da:

Bike Me Experience

La strada verde del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile

La strada verde del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile è un corridoio ecologico che attraversa tutto il Parco dalle sorgenti a Portegrandi, destinato alla mobilità lenta (ciclabile, pedonale e in barca). La strada verde non è solo un percorso alternativo alla viabilità stradale convenzionale, ma rappresenta la spina dorsale di un sistema a rete, che collega tutti i principali siti di interesse per il visitatore che vuole conoscere il territorio del Parco, scoprendo via via le sue particolarità.

Caratteristiche

  • Partenza: Portegrandi
  • Arrivo: Casale sul Sile, loc. Canton
  • Tempo di percorrenza: 1,5 A/R 3 ore
  • Lunghezza: 16 km circa, andata e ritorno 32 km
  • Condizioni del percorso: strade asfaltate o strade bianche ben mantenute
  • Parcheggio auto: parcheggio al Sottopasso, via Trieste, Ca’ Corner, Portegrandi

Itinerario

Dalla vecchia foce del Sile attraverso luoghi rimasti intatti nel tempo, la natura si è conservata indenne dagli interventi distruttivi dell’uomo. L’Oasi di Trepalade, uno degli ultimi lembi della campagna veneta di un tempo, sembra un angolo abbandonato a se stesso, ma tra la vegetazione spontanea e rigogliosa, al riparo di canneti e siepi, vivono indisturbati uccelli, insetti, rettili e anfibi. Qui, flora e fauna si sono riprodotte nella più completa protezione del vincolo ambientale cui la zona è soggetta.

La partenza proposta è da Portegrandi, alle foci originarie del Sile.

Una delle località più suggestive del territorio altinate, per storia, bellezze e importanza turistica è la “Conca di Portegrandi”, detta anche “vaso”, della quale si sente parlare già dal 1680, con la deviazione dell’ultimo tratto del Sile, fiume di risorgiva tra i più lunghi d’Italia.
La nuova realtà insediativa è ben descritta in un disegno di Mascatelli (1683) dove compaiono le case dei daziali a sinistra dell’invaso, la piazzetta sul versante opposto dalle case e l’ostaria Nova che sorgeva sul punto angolare tra il tra il Sile e il Canale Novo.
Le porte, che avevano funzione di aprire e chiudere l’invaso, furono costruite tra il 1682 ed il 1684, anno in cui venne decretato il tariffario per i natanti, ancora oggi osservato in quanto inciso su una lastra di pietra d’istria collocata nei pressi dell’invaso. La “Conca” fu il vero centro di Portegrandi fino al 1960. Il continuo passaggio dei natanti diede vivacità al paese e luogo di scambio delle notizie. Attualmente il borgo è in decadenza, ma si spera di recuperarlo presto con la costruzione della darsena e il restauro dell’intera area.

Altino, antica città romana dalla quale partirono le prime popolazioni per le isole dando il via ai primi insediamenti nella laguna. Si può visitare l’interessante area archeologica e il museo annesso.

Altino – Museo Archeologico https://polomusealeveneto.beniculturali.it/musei/museo-archeologico-nazionale-e-area-archeologica-di-altino

Dove Mangiare

Dove Dormire

  • Laguna B&B

La pista segue il fiume e passa sotto i due ponti della Triestina nuova e vecchia. Siamo in località Ca’ Corner e seguendo sempre le anse tortuose arriviamo a Trepalade strategico luogo dove il fiume si divide e va in laguna. Le palade (palizzate) erano tre: due infisse nel Sile e una nel Siloncello e le barche dovevano pagare il dazio per superare lo sbarramento. 

Fanno da cornice i luoghi in cui Nane Cristo, personaggio storico del posto, costruttore di stampi per la caccia e amico di Hemingway, viveva e lavorava, l’ospedaletto da campo n°67, ex presidio medico militare durante la Grande Guerra, e la rinomata Osteria “Cesaro” che ha visto nel secolo scorso, storie, avventure e persone che ancora oggi vengono ricordate con nostalgia.


Durante la prima guerra mondiale un giovane ufficiale di nome Ernest Hemingway si aggregò alla Croce Rossa americana che occuparono la famosa Villa Fiorita di Monastier.

“Roncade era una calda, bianca città nella ritirata dell’offensiva di giugno. File polverose di camion passavano velocemente attraverso la città diretti al fronte”.
Così scriveva Ernest Hemingway in un racconto inedito dal titolo “Come la morte ha scovato il Maggiore della città di Roncade”.

“Nessuno stava a Roncade – si legge ancora nel racconto – eccetto le ragazze della Villa Rosa, le due ragazze che gestivano il caffè e la trattoria e il Maggiore della città”.
Villa Rosa era ovviamente il postribolo per i militari presente ovunque vi fosse una concentrazione di soldati. Roncade è poi citata nel romanzo, “Di là dal fiume e tra gli alberi”, composto di fatto sui tavoli della trattoria “Cesaro”, a Trepalade.

Giunto nel Veneto, si aggrega ai soldati fra la linea del Piave e il Pasubio e, astemio, pochi mesi gli bastano per cambiare opinione sull’alcol fino a diventare, in futuro, un inventore di cocktail, oltre che un virtuoso della buona cucina. Oltre che delle grazie del gentil sesso, argomento sul quale, prima di attraversare l’Oceano, aveva ben poca dimestichezza.

Le intense e tragiche vicende ispirarono al grande scrittore due famosi romanzi quali “Addio alle armi” e “Al di là del fiume, sotto gli alberi”. Una bella mostra, oggi allestita all’interno di villa Fiorita, racconta in dettaglio queste vicende.

Il nome le deriva dalle tre palizzate di sbarramento erette all’interno del Sile, per costringere le barche ad accostare a riva, dove c’era l’edificio della dogana. (Sbarramenti comuni agli ingressi della laguna; per terra invece si aveva, nel padovano la “stanga” e nel trevigiano la “sbara”).
Sempre per il ruolo doganale che svolgeva, la località era designata anche con il termine la “Scrivania”. La località, era infatti luogo di transito tra il dominio veneziano e la Marca trevigiana e rivestiva quindi anche un importante ruolo strategico.
Il borgo, sorto verso l’inizio del 1500, fu costruito vicino al punto in cui il canale Siloncello (chiamato anche Sioncello, Sigaia, Cigaia), si unisce al Sile attraverso una conca detta “le portesine”, tuttora esistente, sorta nel 1682 e ricostruita nel 1684, e attorno alla Granza, edificio che comprendeva la chiesa, intitolata a S. Magno, Vescovo nato ad Altino, la locanda, un magazzino-deposito, di proprietà dei monaci benedettini di S. Stefano del monastero di Altino.

Da più di vent’anni il Comune di Quarto d’Altino risultava proprietario di un appezzamento di terreno situato in località Trepalade. Terreno che, grazie alla sua posizione in fregio al fiume Sile e quindi soggetto al vincolo dei Beni Ambientali, non aveva subito alcuna modifica o interventi distruttivi da parte dell’uomo.

La vegetazione è così potuta crescere spontanea e rigogliosa ricoprendo di verde le sponde del laghetto e trasformando quel luogo in uno degli ultimi lembi rimasti della campagna veneta di un tempo quando il flagello della coltura intensiva ancora non esisteva. L’abbraccio con il Sile e la sua vegetazione ripariale, un pioppeto con sottobosco spontaneo, il canneto, le valleselle hanno contribuito a creare un piccolo ma importante ambiente tipico dove piccoli mammiferi, rettili, anfibi e uccelli ormai scomparsi nelle zone limitrofe vivono e si riproducono nella più completa protezione.

Con un provvedimento del 1990 poi ratificato nel 1991, l’Amministrazione Comunale ha assegnato la gestione dell’Oasi all’Associazione Ornitologica Basso Piave aderente alla F.O.I.

Dove Mangiare

Le Cementine: il primo ristorante aperto al pubblico di H-FARM.

Ristorante Ca’ delle Anfore

Dove Dormire

  • Villacasa Sonia
  • BB Casa Contarini

Proseguiamo verso Musestre e passiamo il ponte di ferro che ci porta sull’altra riva. Per lunghi secoli qui si è svolto il servizio di traghetto per uomini e carri: era indispensabile per collegare l’entroterra con Venezia, all’altezza della confluenza con il Musestre. Ci troviamo in luoghi ricchi di storia, dove passava l’antica via romana Claudia Augusta con un ponte leggendario in bronzo distrutto forse da Attila.

Il borgo trae la sua denominazione dal fiume Musestre, un placido corso di risorgiva che nasce a Breda di Piave e proprio all’altezza della frazione di Musestre sfocia nel Sile.
La località fu senz’altro al centro di vivaci scambi commerciali nel periodi antichi. In epoca medievale i longobardi vi edificarono una fortificazione, la cui presenza è testimoniata da una torre tutt’ora esistente.

Passiamo quindi sull’argine sinistro proseguendo per via Principe che diventa via Everardo fino al ponte a sinistra sul Musestre: lo attraversiamo per proseguire in via Tre Ponti, fino a ritrovare l’argine del Sile dove riprendiamo la pista che in questo tratto è poco frequentata.

Superiamo la Fornace del Sile e continuiamo sulla restera fino alla curva del Capitello di Casale nell’Oasi ex Susanna, presto dall’altra parte del fiume ci appare la Torre Carrarese testimonianza di una importante postazione fortificata del ‘300 che svetta sul fiume insieme al campanile della chiesa arcipretale.
Attraverso un percorso, che si snoda in parte sulla provinciale, arriviamo al Porto di Casale dove ancora si respira un’atmosfera di antico borgo fluviale, con il porticciolo dove fermavano i barconi trainati dagli uomini e dai cavalli sulla restera.

Infine arriviamo in località Canton e qui termina il nostro itinerario.

La Torre Carrarese, nel porto di San Nicolò dietro la chiesa parrocchiale, di forma circolare, faceva parte di un complesso fortificato.

Uno dei porti più suggestivi di tutto il fiume. Meta di imbarcazioni e houseboat.

Dove Mangiare

  • Ristorante Parco Villa Loredana http://www.parcovillaloredana.it/il%20parco.htm
    Feste in costume dell’Ottocento