Tour delle Acque

Un viaggio tra terra e acqua

In sintesi...

Si tratta di un percorso ad anello, con un’appendice andata/ritorno, adatto a mtb e gravel, prevalentemente pianeggiante con possibilità di bypassare i tratti di salita più impegnativi. Il percorso, lungo circa una trentina di chilometri, si sviluppa per metà su strade sterrate, di cui circa 6 km single trac, e per l’altra metà su strade asfaltate di cui 4 km circa di provinciale e i restanti di stradine secondarie.

Caratteristiche

  • Partenza:  Piediluco
  • Arrivo:  Piediluco
  • Tempo di percorrenza:   
  • Lunghezza: 27,32 km
  • Condizioni del percorso: 
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Descrizione del tragitto

Partendo dal centro noleggio e-bike, sito a Piediluco in C.so Raniero Salvati  63, si passa subito di fronte alla grande scalinata del Santuario Francescano, un antica chiesa edificata tra il 1200 ed il 1300 con un interno ricco di spiritualità e testimonianze di architettura gotica (vedi foto). Proseguendo in direzione Rieti si percorre la via principale del paese, una strada prospiciente il lago e la montagna dell’eco che, vista  da questa prospettiva, appare come una piramide perfetta che si riflette sulle acque, ricoperta da una lussureggiante vegetazione (vedi foto).

Dopo circa 1 km si arriva presso  il Centro Federale di Canottaggio “Paolo D’Aloja” , dopo aver percorso un tratto di sterrato che si sviluppa tra i prati del lungolago (vedi foto). Continuando, sempre lungo le sponde, si attraversa un piccolo ponte di legno, sopra un ruscello che, scendendo da una valle appenninica, nel suo ultimo tratto delimita il camping prima di sfociare ne lago. Da qui si raggiunge una vecchia fattoria attraversando  i campi, che nei mesi estivi diventano un’ immenso tappeto giallo, quando vengono coltivati a colza e a girasoli o una distesa di messi di cui rimangono a terra centinaia di rotoli di paglia dopo  la mietitura (vedi foto)

Dalla fattoria si procede per un breve tratto lungo la provinciale, fino a raggiungere la chiesetta della “Madonna della Luce” di fronte alla quale, voltando a destra, ci si immette su di un rettilineo in direzione di Colli sul Velino. Dopo poco meno di un chilometro, voltando ancora a destra, ci si avvicina nuovamente al lago di cui, dall’alto di un poggio, si vedono le sponde meridionali. Si continua cosi lungo una strada di campagna che a tratti entra nel sottobosco e a tratti costeggia delle radure in cui si apre uno stupendo scorcio  sugli Appennini dominati dalla mole maestosa del Terminillo (vedi foto).  Questo tratto, tra i profumi che effondono dalla macchia mediterranea, il sapore delle mele selvatiche e delle more, il tutto in una cornice paesaggistica che appaga la vista, guardando in ogni direzione, è di fatto un vero e proprio percorso sensoriale. Al culmine di una salita si arriva ad un crocevia che , secondo i racconti popolari, un tempo era il luogo dove le streghe si davano convegno durante le notti dei sabba (La tufa, La Mecia , La ‘Ncocca, La Badecchia, sono i soprannomi di donne realmente esistite e vissute tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900. Erano sospettate di praticare riti satanici e quindi etichettate come streghe. Oggi i loro nomi sono tornati alla ribalta in quanto ad ognuno corrisponde un tipo di birra prodotta artigianalmente da alcuni ragazzi piedilucani  nella loro cantina dei malti: “Piediluppolo” )

Tornando al percorso, precisamente al crocevia di cui si è già detto, è a questo punto che si possono fare due scelte

  1. Madonna dell’eco – Voltando a destra, si sale verso la Madonna dell’eco lungo il versante meridionale della già citata montagna a forma di piramide. Il tratto iniziale, piuttosto impegnativo, si sviluppa a ridosso della recinzione di una casina rurale e conduce ai piedi di un gruppo di querce secolari per poi continuare tra i cespugli e il sottobosco, fino ad arrivare in cima al monte. Qui è collocata una statua della Madonna che guarda verso il paese. Se arrivare fino a questo punto può essere impegnativo si è sicuramente ripagati dalla magnificenza del panorama che si apre all’improvviso davanti ai propri occhi. Anche questo può essere un percorso sensoriale lungo il quale si può fare l’esperienza del “lucus” ovvero del bosco sacro

 ( Lucus viene dalla radice Lux in quanto dopo l’oscurità del sottobosco, che simbolicamente rappresentava le tenebre di chi percorreva il cammino della vita lontano da Dio, all’improvviso, raggiunta la radura in cima al monte dove vi era la vera e propria ara sacra, appariva la luce del sole, ovvero la divinità. Il bosco dell’eco è solo uno dei tanti boschi sacri che ricoprono le alture intorno al lago e che erano consacrati a divinità pagane già da prima dell’arrivo degli antichi romani. Nello specifico, il bosco dell’eco era consacrato ad una dea che i romani sostituirono con Diana a cui era stato costruito un tempio ai piedi del monte poi trasformato in una chiesetta dedicata a Sant’Egidio, di cui sono ancora visibili i ruderi. Il vero nome della montagna è “monte Caperno” che richiama alla cerva della dea Diana e di Sant’Egidio ma viene comunemente detta montagna dell’eco in quanto, gridando verso il paese, si può sentire chiaramente l’eco della propria voce.)

 

A questo punto non resta che scendere di nuovo al livello delle sponde ma per farlo bisogna percorrere un tratto molto tecnico che si articola in 9 tornanti molto stretti e che richiede esperienza e soprattutto prudenza. Se non si è del tutto sicuri è meglio scendere dalla bici nei punti più critici e proseguire a piedi. Il single trac termina sulla stradina asfaltata che si imbocca lasciandosi alle spalle il cancello che dà accesso ad un ristorante.

  1. Valle Prata – Se si vuole evitare la salita verso il monte Caperno si può andare dritti e subito dopo il crocevia iniziare una breve discesa per ritrovarsi  tra i prati di una vallata continuando a percorrere lo sterrato fino a raggiungere la stradina asfaltata presso le querce di “valle prata” per poi voltare a sinistra

Si  continua così per circa  3 km, lungo un percorso poco trafficato che, seguendo il profilo delle sponde del lago, offre degli scorci paesaggistici molto belli. Raggiunta una rotonda si imbocca la prima uscita e ci si immette in una strada che conduce fino alla provinciale passando per la vecchia stazione ferroviaria. Subito dopo, si attraversa il ponte sul canale che collega il lago al fiume Velino

Da qui, voltando a sinistra, si scende lungo una rampa che fiancheggia una scalinata e si scende al livello dello sterrato che si sviluppa lungo la sponda destra del fiume. Si continua così per circa due o tre chilometri lungo l’ultimo tratto del Velino prima che le sue acque si gettino nel sottostante fiume Nera formando le Cascate delle Marmore che, con i tre balzi di 165 metri complessivi, sono tra le più alte d’Europa. Percorrere questo tratto, fino a Marmore significa fare una rilassante passeggiata immersi nell’habitat fluviale dove, tra la vegetazione spondale si possono ammirare diverse specie di anatidi , folaghe e coppie di cigni selvatici (vedi foto). Lasciato lo sterrato si costeggia il canale Curiano, antica opera di ingegneria idraulica degli antichi romani realizzata per convogliare le acque del Fiume Velino fino all’estremità della rupe dalla quale si gettano. Si attraversa poi,  un breve tratto di provinciale fino alla curva, all’altezza della quale, voltando a destra, si entra nel parco dei “Campacci” che si sviluppa intorno alle cascate. Al suo interno c’è un altro piccolo laghetto che si può ammirare da vicino, sebbene sia recintato, attraverso un percorso che si sviluppa tutto intorno al suo perimetro. Continuando così verso il ciglio della rupe si può entrare nell’area dedicata all’archeologia industriale dove è possibile vedere ciò che rimane di un  bacino di carico di una vecchia centrale idroelettrica che il comune di Spoleto realizzò per alimentare la “Vecchia ferrovia Spoleto – Norcia” oggi trasformata in una bellissima ciclabile e che passa a pochi chilometri di distanza. Sul ciglio della rupe si aprono orizzonti sulla valle del Nera che si sviluppa dagli Appennini fino al canyon  che il fiume si è scavato prima di raggiungere la conca Ternana, anche questa visibile dal parco. Da qui si vede solo uno scorcio ristretto del primo salto della cascata ma non si riesce a vedere il secondo mentre, il terzo lo si vede dall’alto. Per vedere la magnificenza della cascata da vicino, si deve entrare in un sentiero dedicato, pagando il biglietto di ingresso, dopo aver lasciato le bici legate presso la biglietteria (vedi foto).

Si torna indietro, di nuovo verso il lago, risalendo la sponda destra del fiume sulla stessa strada percorsa  all’andata. Giunti nuovamente al ponte si scende ancora su di uno sterrato e si continua a costeggiare il canale fino a raggiungere il lago. Se si comincia ad avvertire un po’ di stanchezza, arrivati a questo punto, si può continuare il tour in battello chiamando la spiaggia Miralago per farsi venire a prendere. Caricate le bici a bordo si continua cosi fino a raggiungere il centro abitato (vedi foto). Se invece si vuol continuare in bici da qui inizia un single trac, integrato nella “Via di Francesco” che finisce, dopo qualche centinaio di metri, sulla provinciale. Dopo un breve tratto di strada asfaltata si volta a sinistra su di una stradina che attraversa un piccolo gruppo di case oltre il quale si sale, tramite uno sterrato, sulla cima di un poggio denominato “Colle Santo”. Qui si incrocia una strada che si attraversa per proseguire su di un single trac il quale si sviluppa sull’altro versante del poggio e in cui si aprono ancora degli scorci suggestivi del borgo di Piediluco che si riflette sulle acque del lago (vedi foto). Arrivati alle spalle del muro di cinta del cimitero si continua fino a raggiungere il sottopasso della provinciale. Se lo si attraversa, si può continuare dritti fino a raggiungere la strada principale che attraversa il paese fino a tornare al punto di partenza (vedi foto)

Se, invece, si gira a sinistra, prima del sottopassaggio, si va verso colle dei frati, lungo una stradina di campagna che attraversa i campi di una vallata molto carina. Poco dopo, voltando a destra; si sale in cima ad un altro poggio, attraverso uno sterrato e si continua fino al ponte che attraversa la provinciale. Si prosegue lungo la stradina che lambisce un gruppo di case di recente costruzione fino a raggiungere via del lago. Ancora dritti fino alla panoramica, una strada senza uscita che, volendo, si può percorrere fino ad arrivare al campanile della vecchia chiesa di Santa Maria del Colle (vedi foto). Tornati indietro o si scende verso  il paese imboccando la prima discesa sulla destra o si sale verso la rocca seguendo i segnali sulla sinistra che indicano via del lago. Si va su per una salita impegnativa fin sotto la torre del castello. Qui c’è una scalinata ai piedi della quale inizia un single trac che si sviluppa nel sottobosco, uscendone fuori, di tanto in tanto, in alcuni punti nei quali si aprono altri bellissimi scorci paesaggistici (vedi foto). Si arriva alla fine del sentiero e ci si immette di nuovo sulla strada principale che attraversa il centro abitato fino a raggiungere il punto di partenza.  

Galleria Immagini

Dove Mangiare

Trattoria Teresa:

Pasta artigianale, pesce di lago e tartufi in un locale essenziale con pietra a vista, sedie rétro e veranda.
 
Indirizzo: Via del Porto, 27, 05100 Piediluco TR

Trattoria Peppe Scappa:

Indirizzo: Vocabolo Alferini, 51, 05100 Terni TR

Bar del Colle:

Indirizzo:Piazza Resistenza, 8, 05100 Piediluco TR

Il Farinaccio:

Indirizzo: Vocabolo Pilastri, 1, 05100 Terni TR

Bar Campacci – Caffè Bistrot:

Indirizzo: Vocabolo Cascata, 05100 Marmore TR

Dove Dormire

Hotel del Lago Piediluco Active&SPA:

Indirizzo: Strada del Porto, 71, 05100 Terni TR

 

Hotel Miralago:

Indirizzo: Via Noceta 2 – 05038 Piediluco (TR)

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