Pedalando fino al Mare: Da Treviso a Jesolo

La Greenway  è un percorso ciclo-pedonale lungo 52 km che collega la città di Treviso alla località balneare di Jesolo seguendo il corso del fiume Sile, il fiume di risorgiva più lungo d’Europa.

Caratteristiche

  • Partenza:  Treviso
  • Arrivo:  Jesolo
  • Tempo di percorrenza:  
  • Lunghezza:  52  
  • Durata: 4 h 37′
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Itinerario

La Greenway  è un percorso ciclo-pedonale lungo 52 km che collega la città di Treviso alla località balneare di Jesolo seguendo il corso del fiume Sile, il fiume di risorgiva più lungo d’Europa.

 

Il fiume Sile sorge nell’area fra Casacorba di Vedelago (TV) e la frazione Torreselle di Piombino Dese (PD), per proseguire fino alla periferia sud-ovest di Treviso. Da qui inizia il nostro percorso in bicicletta che coincide con la famosa Restera del Sile, la riva un tempo impiegata dalle bestie da soma per il traino dei barconi fluviali.

 

Si parte dal Parcheggio Porto di Fiera di Treviso e, prendendo la Stradella interna C, si raggiunge via Alzaia sulla riva sinistra del Sile, l’ambiente diviene via via più affascinante grazie alle numerose anse che il fiume compie.

Proseguendo con il fiume a destra si arriva nei pressi dei grandi edifici dei mulini sul Sile , ormai archeologia industriale, e si passa sotto la tangenziale. A questo punto il Sile si divide e forma l’isola di Villapendola, che si raggiunge attraversando uno stretto ponte in pietra situato sulla destra. Qui possiamo fare il giro dell’isola costeggiando il Sile Morto tra una rigogliosa vegetazione e bacini rinaturalizzati residuo delle cave per l’escavazione della ghiaia. In alternativa, dopo il ponte giriamo a destra e poi a sinistra per via Tappi, così chiamata per via delle impronte lasciate dai buoi quando trainavano i burci.

Superato il Lago Verde troviamo un ponte in legno sulla destra che ci porta al “Cimitero dei Burci” un luogo suggestivo attrezzato con passerelle da percorrere a piedi, dove tra i canneti si trovano i relitti delle imbarcazioni da trasporto affondate come segno di protesta negli anni ’70. Questo è il posto ideale per osservare la fauna e gli uccelli in cova.

Superato con passerelle il tratto paludoso si torna sull’argine e si arriva al caratteristico porticciolo di Casier dove a poca distanza dalla piazza, addossato ad un muro, è possibile osservare da vicino un curioso orologio ad acqua (idrocronometro) alimentato dal Sile.

 

Il percorso prosegue lungo l’argine in un suggestivo passaggio con l’acqua da entrambi i lati. Poco dopo superato il ponte autostradale, siamo costretti ad abbandonare l’argine per un tratto, raggiungendo l’asfalto della SP67 e riprendendo la pista nelle vicinanze della Chiesa di Lughignano. Poi la pista prosegue su sterrato fino a Villa Mantovani Orsetti e prosegue su asfalto per via Rivalta, poi via Vicinale e infine via Belvedere ai piedi del cavalcavia, saliamo a sinistra e dopo la discesa a destra ci troviamo sulla riva sinistra del fiume a Casale sul Sile, la cui chiesa,  posta nei pressi del fiume, conserva preziosi affreschi di Giandomenico Tiepolo.

 

Proseguendo in direzione sud superiamo la Fornace del Sile e giungiamo a Musestre, frazione di Roncade, dove incontriamo la torre di Everardo, ciò che rimane del castello Longobardo.

Qui il percorso incontra l’Oasi di Trepalade, uno degli ultimi lembi della campagna veneta di un tempo, sembra un angolo abbandonato a se stesso, ma tra la vegetazione spontanea e rigogliosa, al riparo di canneti e siepi, vivono indisturbati uccelli, insetti, rettili e anfibi.

 

Giungiamo quindi nell’abitato di Pontegrandi, antica foce del fiume Sile fino alla creazione del “taglio” per mano veneziana nel 1683.

Attraversata la chiusa la ciclabile entra sulla gronda lagunare, che percorre per ben 11 km fino a Caposile all’altezza di un pittoresco ponte di barche. 200 mt prima del ponte si dovrà svoltare a destra e percorrere una strada bianca di recente realizzazione che prosegue per circa 6 km seguendo le anse del fiume.

 

Il percorso pianeggiante offre una bellissima vista sulla laguna e si conclude dei pressi dei resti dell’antica torre del Caligo,  utilizzata come presidio militare che permetteva di far pagare i pedaggi a chi voleva entrare in laguna.

 

A questo punto la pista ciclabile si interrompe e per arrivare a Jesolo Paese è necessario percorrere 4 km lungo la viabilità ordinaria. Dal centro di Jesolo Paese si attraversa il fiume sul ponte pedonale e si può allacciarsi alla rete ciclabile urbana per raggiungere Jesolo Lido o Cavallino.

Come la vicina e maestosa Venezia, anche la piccola città di Treviso sa incantare il viaggiatore per  la coesistenza pacifica e armoniosa tra l’acqua, la natura e le costruzioni umane. A Treviso  scorrono infatti sue fiumi: il Cagnan e il Sile che le donano quell’aspetto caratteristico e dal tratto romantico di città di provincia, calma ed armoniosa.

La visita inizia sempre da Piazza dei Signori, cuore storico della città e luogo di incontro dei trevigiani. Il Palazzo del Podestà, quello dei Trecento e la Torre Civica convivono con bar, portici, negozi e botteghe storiche.

Da qui parte Calmaggiore, la più importante strada commerciale di Treviso, con le botteghe protette dai portici. Se Piazza dei Signori è il cuore civile di Treviso, il Duomo e la Chiesa di San Nicolò sono quello religioso, insieme al Complesso di Santa Caterina, oggi museo e sede di importanti mostre temporanee.

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Dopo il completo abbandono dell’attività fluviale, i burci inutilizzati vennero poco per volta abbandonati lungo le sponde del Sile. In questo tratto se ne possono trovare a decine, abbandonati lungo il corso del Sile.

La parrocchiale di San Martino avrebbe origini longobarde o carolinge e ospitò forse una comunità di frati legata al monastero di Casier. La prima menzione è però del 1152, ricordata come dipendenza della pieve di Casale. Nel 1459 le furono unite le cappelle di Cendon e Sant’Elena, ma furono in seguito distaccate per le difficoltà di comunicazione (si trovavano al di là del Sile). Fu rimaneggiata e riconsacrata nel 1509 e nel 1915 fu sostanzialmente rifatta su progetto di Antonio Beni.
Della chiesa originale restano l’abside romanica e il campanile, in stile lagunare. L’interno è a tre navate con tetto a capriate. Da ricordare un Crocifisso cinquecentesco conservato sul lato destro del presbiterio.

Il borgo trae la sua denominazione dal fiume Musestre, un placido corso di risorgiva che nasce a Breda di Piave e proprio all’altezza della frazione di Musestre sfocia nel Sile.
La località fu senz’altro al centro di vivaci scambi commerciali nel periodi antichi. In epoca medievale i longobardi vi edificarono una fortificazione, la cui presenza è testimoniata da una torre tutt’ora esistente.

Da più di vent’anni il Comune di Quarto d’Altino risultava proprietario di un appezzamento di terreno situato in località Trepalade. Terreno che, grazie alla sua posizione in fregio al fiume Sile e quindi soggetto al vincolo dei Beni Ambientali, non aveva subito alcuna modifica o interventi distruttivi da parte dell’uomo.

La vegetazione è così potuta crescere spontanea e rigogliosa ricoprendo di verde le sponde del laghetto e trasformando quel luogo in uno degli ultimi lembi rimasti della campagna veneta di un tempo quando il flagello della coltura intensiva ancora non esisteva. L’abbraccio con il Sile e la sua vegetazione ripariale, un pioppeto con sottobosco spontaneo, il canneto, le valleselle hanno contribuito a creare un piccolo ma importante ambiente tipico dove piccoli mammiferi, rettili, anfibi e uccelli ormai scomparsi nelle zone limitrofe vivono e si riproducono nella più completa protezione.

Con un provvedimento del 1990 poi ratificato nel 1991, l’Amministrazione Comunale ha assegnato la gestione dell’Oasi all’Associazione Ornitologica Basso Piave aderente alla F.O.I.

Opera realizzata nel 1927 e rimasta in funzione fino al 1957 quando è stato inaugurato l’attuale ponte stradale sulla Piave Vecchia.
Il ponte è costituito da un sistema di contrappesi con i quali era possibile aprirlo manualmente per consentire il transito delle imbarcazioni attraverso quella che allora era un’importante via di navigazione interna.