L’anello fluviale ciclabile di Padova

L’anello fluviale di Padova è un percorso cicloturistico che gira tutto attorno alla città di Padova e che si  sviluppa lungo gli argini dei corsi d’acqua che circondano la città.

Caratteristiche

  • Partenza: Pontevigodarzere
  • Arrivo: Pontevigodarzere
  • Tempo di percorrenza:  3 ore
  • Difficoltà: percorso facile adatto anche ai bambini
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Itinerario

Punto di partenza: Pontevigodarzere, via Pontevigodarzere. Parcheggio nei pressi degli impianti sportivi

L’anello fluviale di Padova è un percorso cicloturistico che gira tutto attorno alla città di Padova e che si  sviluppa lungo gli argini dei corsi d’acqua che circondano la città. Si tratta di un percorso di circa 50 km, per la quasi totalità su strada sterrata, totalmente pianeggianti e percorribili in bicicletta con facilità. Per una passeggiata green, lontano dal traffico cittadino.

Si può iniziare questo itinerario da qualsiasi punto dell’anello ed è altrettanto semplice ritornare al punto iniziale del proprio percorso attraversando la città.

Abbiamo scelto di partire per la nostra escursione da Pontevigodarzere alla confluenza tra i fiumi Brenta e Muson dei Sassi.

Qui pedalando verso est lungo il fiume Brenta, dopo una decina di chilometri si giunge a Stra, paese rivierasco dove si concentrano celebri ville venete come la celebre Villa Pisani, monumento nazionale e gioiello architettonico che nella sua storia secolare ha ospitato Dogi, Re e Imperatori.

La seconda via d’acqua che incontriamo proseguendo il nostro percorso è il canale Piovego, , un’arteria artificiale lunga 11 chilometri che congiunge da ottocento anni Padova a Venezia attraverso il naviglio Brenta. Questa è stata la via di comunicazione più trafficata e più importante del territorio padovano. Proseguiamo quindi verso sud seguendo il Canale San Gregorio e imboccando quindi gli argini del Canale Scaricatore fino al Bassanello, la zona più vicina al centro. Qui è interessante osservare l’andamento delle acque: parte entrano in città lungo il canale Tronco Maestro e parte escono in direzione sud, lungo il canale Battaglia.

Proseguendo il nostro percorso il terzo fiume che incontriamo è il Bacchiglione e che percorriamo per un breve tratto lungo l’argine sinistro e continuando poi sugli argini del Canale Brentella che, con un lunghissimo rettilineo interrotto solamente da una deviazione asfaltata nei pressi di Montà, riportano alle acque del Brenta nei pressi di Limena. In questo centro abitato è possibile ammirare alcune ville e l’antico casello idraulico dei Colmelloni.

Un comodo sentiero immerso tra gli alberi segue ora le anse del fiume ritornando verso il punto di partenza. Giunti nei pressi di una quercia secolare si devia su una strada campestre che conduce all’ingresso della ex-certosa di Vigodarzere, un vasto complesso monastico del Cinquecento

Villa Pisani, detta anche la Nazionale, è uno dei più celebri esempi di villa veneta della Riviera del Brenta.

È oggi sede di un museo nazionale, che conserva opere d’arte e arredi del Settecento e dell’Ottocento.

Venne costruita a partire dal 1721 su progetto di Gerolamo Frigimelica e Francesco Maria Preti per la nobile famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano. Al suo interno sono visibili opere di Giambattista Tiepolo, Giambattista Crosato, Giuseppe Zais, Jacopo Guarana, Giovanni Carlo Bevilacqua, Francesco Simonini, Jacopo Amigoni e Andrea Urbani.

La sua monumentalità ha fatto sì che fosse più volte scelta come residenza o come sede per incontri tra monarchi e capi di Stato o di governo; villa Pisani ha ospitato tra gli altri anche Napoleone Bonaparte che nel 1807 la acquistò dalla famiglia Pisani.

Nel 1814 la villa diventò proprietà degli Asburgo e nel corso degli anni ospitò molta dell’aristocrazia europea, da Carlo IV di Spagna allo zar Alessandro I a Ferdinando II di Borbone, re di Napoli. Nel 1866, anno dell’annessione del Veneto al regno d’Italia, villa Pisani divenne proprietà dello Stato, perdendo la funzione di rappresentanza e diventando, nel 1884, museo. Nel 1934 ospitò il primo incontro ufficiale tra Mussolini e Hitler.

Nel 1509 con il “guasto delle mura” la Repubblica di Venezia ordinò la distruzione di tutti gli edifici che circondavano le mura cinquecentesche della città in quanto facili rifugi e nascondigli per gli invasori. Tale sorte toccò anche al monastero presente nell’attuale quartiere dell’Arcella. I monaci decisero di ricostruirlo in un’ansa del Brenta su di un terreno donato dal vescovo all’Ordine. Il monastero fu consacrato nel 1560 e abbandonato nel 1768 a seguito della soppressione decisa dalla Serenissima. Anche se la costruzione era imponente e rappresentava un notevole centro di cultura e meditazione, il numero dei monaci presenti non fu mai elevato.

Dopo vari utilizzi durante le ultime guerre come caserma, polveriera e rifugio per gli sfollati, la Certosa è attualmente abbandonata.

Negli anni sono state avanzate proposte sia dalle amministrazioni che da comitati di cittadini e associazioni per il recupero della costruzione a fini culturali (e commerciali) ma considerato l’ingente costo necessario le iniziative non hanno mai avuto seguito.