Itinerario Cicloturistico della Valle Brembana

La ciclabile della Val Brembana è un itinerario ciclopedonale che risale la valle da Zogno (cittadina a circa 20 km da Bergamo) a Piazza Brembana. Il percorso segue quasi interamente il vecchio tracciato della ferrovia, in uso fino agli anni ’60, con straordinarie vedute sul fiume Brembo tra pareti di roccia a picco.

Caratteristiche

Partenza: Zogno, Piazza genieri d’Italia
Arrivo: Piazza Brembana, Via Antonio Locatelli
Tempo percorrenza: 2 ore (solo andata)
Lunghezza: 22 Km.
Su sede propria: 85%
Fondo: asfalto: 95 %, sterrato: 5%.
Dislivello totale: 230 mt
Altitudine minima: 315 mt
Altitudine massima: 521 mt
Percorribilità: Tutto l’anno, molto trafficata nelle domeniche estive
Adatto a: Adulti e bambini con qualche cautela lungo i brevi tratti su strada ordinaria (alcuni brevi tratti su strada a basso traffico si trovano a San Pellegrino terme, San Giovanni Bianco e Camerata Cornello)

La mappa dell'itinerario Cicloturistico della Valle Brembana

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Itinerario Cicloturistico della Valle Brembana

Il fondo della ciclovia è asfaltato quindi percorribile con qualsiasi bicicletta e, su alcuni tratti, è divisa in due carreggiate. Lungo il percorso ci sono diverse gallerie che si illuminano automaticamente al passaggio. Si consiglia tuttavia di portare con sé anche un faretto. Molto suggestive le gallerie in prossimità di Cornello dei Tasso illuminate dal basso per risaltare la roccia viva delle volte.

La ciclabile attraversa luoghi storici degni di nota (e di una sosta!) come:
• San Pellegrino Terme, cittadina in stile liberty celebre per l’acqua minerale e le sue acque termali
• San Giovanni Bianco con il suo borgo Oneta, dove nacque la maschera e il personaggio di Arlecchino
• Cornello dei Tasso, uno dei “borghi più belli d’Italia”, con il suo portico medievale e il Museo dei Tasso, famiglia che inventò l’odierno sistema postale
• La Via Priula, storica via commerciale tracciata dalla Repubblica di Venezia sul finire del 1500 per collegare Bergamo con la Valtellina

La ciclovia è frequentata da famiglie, ciclisti e ciclo-escursionisti. Adatta a tutti, non resta che provarla!

Itinerario Cicloturistico della Valle Brembana cosa c'è da vedere

A soli venticinque chilometri da Bergamo, al centro dello scenario montuoso della Val Brembana, San Pellegrino era divenuta una località di moda e molto frequentata nel pieno della irripetibile stagione della Belle Epoque. Già dai primi del Novecento San Pellegrino Terme si era dotata di strutture e servizi che stupivano i visitatori e che concorsero a diffonderne la fama. Nell’arco di pochi anni la cittadina venne ampliata con meravigliosi edifici in stile liberty. Linee curve e arabescate arricchirono e caratterizzano il maestoso Casinò municipale, il Grand Hotel e la fabbrica per l’imbottigliamento dell’acqua.

Per circa un ventennio, San Pellegrino divenne il fulcro della vita mondana bergamasca e non solo fino alla scoppio della prima guerra mondiale che portò la chiusura di molti hotel. L’industria delle acque invece non conobbe cali e San Pellegrino continuò a investire in modo consistente su di essa tramite l’imbottigliamento, creando un’etichetta esportata e celebre in tutto il mondo.

Oggi ci si può tuffare nel passato e rivivere gli stessi fasti di inizio Novecento passando del tempo nel Nuovo Centro Termale, di recente restaurato e implementato secondo un progetto che prevede anche il recupero dello sfarzoso Casinò.

Appena sopra l’abitato di San Giovanni Bianco, la vecchia mulattiera conduce ad Oneta, dove la tradizione individua la casa natale di Arlecchino. Un pugno di case antiche, alcune delle quali restaurate nel rispetto della struttura originaria, contribuiscono a dare alla contrada un’atmosfera d’altri tempi che si respira pienamente percorrendo le anguste vie porticate, sui cui si affacciano rustici portali in pietra, ballatoi in legno intagliato, strette finestre protette da inferriate. Interessante anche la chiesetta del Carmine, che custodisce alcune tele del Ceresa e vari affreschi: una deliziosa Madonna con Bambino collocata in sagrestia e altri soggetti effigiati sulle pareti dell’austero porticato, tra cui un San Giovanni Battista e un grande San Cristoforo, posto a protezione dei viandanti lungo la via Mercatorum.

La tradizione che identifica Oneta come patria, prima degli zanni e poi di Arlecchino, può ben essere inserita nelle vicende della nobile famiglia Grataroli. Va considerato, infatti, che gli zanni (dei quali rimangono qui ancora le tracce nel cognome di diverse famiglie), vestivano sulle scene veneziane i panni del servo balordo e opportunista, ruolo comunemente attribuito ai valligiani brembani che affollavano la città lagunare svolgendo i lavori più faticosi.

Cornello dei Tasso, in Valle Brembana, uno dei borghi più belli d’Italia, una delle località bergamasche dove meglio si è conservata la struttura urbanistica ed architettonica medioevale. Un tempo era al centro dei commerci che si svolgevano con la Valtellina lungo la Via Mercatorum, la più antica strada della Valle Brembana, ed era sede di un importante mercato.

Il borgo si chiama così perché era costruito su un colle (Corno) e vi ci abitavano i Tasso, una famiglia divenuta celebre non solo per lo scrittore Torquato (che probabilmente non visse mai qui), ma perché inventò il moderno sistema postale con staffette poste lungo le strade che permettevano di cambiare il cavallo e averlo sempre fresco e non fermare la comunicazione.

La famiglia fu al servizio prima della Repubblica di Venezia, poi pure Milano, il Papa, Napoli e persino l’Imperatore, che per i loro preziosi servigi concesse l’utilizzo dell’aquila imperiale nello stemma di famiglia, come si può vedere ancora disegnato su un muro del borgo.

Sul finire del Cinquecento la sua fortuna cominciò a declinare in seguito alla costruzione, nel 1592, della nuova strada, la Priula. che correva sul fondovalle, alquanto discosta dal Cornello. Il borgo che in tal modo rimase piuttosto isolato e andò via via perdendo l’importante funzione di accordo tra la media e l’alta Valle Brembana che aveva svolto fino a quel momento. Il secolare isolamento ha favorito la conservazione dell’originario tessuto urbanistico che è caratterizzato dalla sovrapposizione di tre diversi piani edificativi: in quello basso, si faceva mercato, in quello intermedio c’erano le abitazioni e in cima la chiesa

Purtroppo l’imponente palazzo dei Tasso, pericolante, fu abbattuto tempo fa, ma si può conoscere tutta la storia della famiglia e della posta nel Museo dei Tasso e della storia postale, dove è conservato anche un corno che annunciava l’arrivo del corriere per cambiare il cavallo: il corno è ancora il simbolo delle poste!

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